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giovedì, 23 febbraio 2006 Sono un dragone a cui hanno limato la cresta.
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13:12 | commenti (8)
martedì, 21 febbraio 2006 Entro al supermercato del sapone,
cerco cipria dentifricio crema viso
due ragazzotte e
una signora in abbondante età da marito
discorrono ad un volume pazzesco
le scelte dell'eliminazione.
Ho quasi paura di capire.
Poi capisco.
Amici della De Filippi.
Chiedo permesso
crema soft
confezione rosa.
Accenno un sospiro
esco.
postato da sacerdotessaw |
11:04 | commenti (6)
venerdì, 17 febbraio 2006 Mio nonno
da tutti conosciuto come 'il maestro'
(lo era stato per un tempo lunghissimo)
sosteneva che il paese dove era nato
si meritasse una sola cosa:
essere bombardato di merda.
Ogni tanto mi immagino
una scena hollywoodiana
dove la gente
scappa per la strada
si rifugia come può
corre a perdifiato
chiama a raccolta i figli
e gli animali domestici
entra nei bunker e nelle cantine
fa suonare le sirene d'allarme.
Di corsa, in fretta, presto!
Bombardamento!
Bombardamento!
Si, bombardamento di merda.
E' un pensiero potente.
Mi fa ridere
e nello stesso tempo
mi regala grande soddisfazione.
Non so, per dire,
bombardare di merda il ministro Calderoli?
Sto già meglio.
postato da sacerdotessaw |
13:38 | commenti (5)
martedì, 14 febbraio 2006 Sono autoreferenziale e chiedo perdono. "Il presente postmoderno, in cui ogni traccia della linearità del Progresso sembra essersi dissolta insieme alla Storia, ha ingerito e ormai digerito trasformazioni profonde delle strutture del pensiero umano, della percezione dello spazio e del tempo, del senso del mondo e dell´immagine che gli individui elaborano di se stessi. In un mondo sempre più compatto e al contempo frammentato, in cui l´immediatezza della comunicazione elimina le distanze fisiche e i flussi virtuali smaterializzano i processi sociali, in un mondo in cui le grandi meta-narrazioni sono scomparse, sommerse dall´esplosione delle micronarrazioni, e l´ipertrofia di racconti e immaginari supera qualsiasi possibilità di riconoscimento di senso, cosa accade all´identità di donne e uomini, che fine fanno i corpi? Attraverso il suo lavoro, BA ci suggerisce, con la leggerezza ed essenzialità del suo tratto fotografico, che il corpo si smaterializza, ma senza eclissarsi totalmente, di esso rimane infatti la sagoma disegnata nello spazio da un vestito, la pelle sociale che il corpo abita, lo "spazio tra" che separa e al contempo collega il corpo e il mondo. L´identità di questo corpo invisibile si frammenta come un frattale in un motivo ripetuto all´infinito, si decompone e ricompone, si moltiplica in una distesa di margherite, evocando l´identità nomade di Rosi Braidotti, il rizoma di Deleuze e Guattari. Come a dire che l´identità, ritagliata su uno sfondo bianco, esiste solo come idea, come figurazione in un astratto fuori dal tempo e al di là dello spazio, nel momento in cui noi la costruiamo come tale, e che nel flusso in divenire della vita essa si dà come percorso tra tracce disseminate. L´identità di questo corpo incorporeo che esiste, nonostante la sua assenza, nell´abito che essa abita, si costituisce in questa mostra nel movimento di aggregazione e disgregazione che l'occhio esercita tra l'abito e il motivo decorativo dell'abito stesso. L´identità diventa allora un gioco, un puzzle, un movimento, un moltiplicarsi di identità multiple, interrelate e posizionate, tenute insieme dalla trama di un tessuto. E questa trama si fa memoria, memoria del vissuto del corpo che l´abito in-corpora. In questa memoria l´abito ci racconta la storia di una discendenza tra donne, evocando, attraverso le strofe fotografiche di una poesia per immagini, corpi e vite femminili e le loro relazioni materiali, simboliche, affettive che nell´abito convergono. Nel percorso di ricerca ed elaborazione artistica di B, l´abito si fa così segno di un vissuto femminile che nel suo ordito si traccia come tessuto della relazione con l´altra, l´abito è il racconto che con il suo passaggio o ritrovamento si compie, è, al di là di qualsiasi documentazione, un reperto delle memorie individuali che si fanno memoria condivisa delle donne". a cura di Comunicattive postato da sacerdotessaw |
16:05 | commenti (18)
mercoledì, 08 febbraio 2006 E' la mancanza di naturalezza con cui ti sei mosso
che non mi libera
e non riesco a vedere il lato bello
non riesco a trattenere un ricordo sano.
Trovo solo la tua mediocrità
e di mediocrità ci si ferma.
Sei uno sfigatone
e io sono proprio ignatia amara.
Almeno però adesso che è uscito il sole
rido con gli occhi aperti
sono contenta che non ci sei più.
Rido tanto.
E mi sento come se avessi vinto alla lotteria.
postato da sacerdotessaw |
23:13 | commenti (14)
lunedì, 06 febbraio 2006 Non potendo scrivere che voglio cambiare il mondo
come invece avrei scritto dieci anni fa quando credevo che le idee avessero mani e piedi
scrivo che voglio cambiare mondo.
Perchè
odio arrabattarmi dietro le cose che bisogna fare
odio arrabattarmi in genere
odio accendere la tv e trovare solo la Lecciso, Berlusconi e il reality di turno
odio i discorsi da deficienti sugli extracomunitari che rubano il lavoro
odio la lega
odio le occhiate maschili da australopitechi
odio l'ignoranza
odio chi confonde il racconto con la descrizione delle procedure
odio chi confonde il lavoro con il seguire la regola
odio i discorsi sugli arabi che sarebbero tutti integralisti
odio i discordi sull'emancipazione della donna che non tiene conto delle donne
odio le best practies delle multinazionali
odio la multinazionale in cui sono costretta a lavorare
odio chi preferisce sempre i regolari agli irregolari
odio dover lavorare per pagarmi una casa che non amo
odio dover sempre aspettare il momento giusto
odio la gente che incolla pavimenti su pavimenti
odio la gente che incolla pavimenti senza avere aspirazioni da archeologo
odio chi non si preoccupa di chi viene dopo
odio gli uomini che scopano e non guardano negli occhi
odio i galleristi lenti, cauti e accorti
odio i semi nei mandarini
odio gli stupidi
odio gli stupidi
odio gli stupidi
odio quest'italietta ridicola.
Esistono luoghi migliori di altri.
E da tempo questo a me non piace più.
Sono ufficilamente in crisi universale, esistenziale, cosmica.
La dolce crisi la chiamano.
Ma voi come fate?
postato da sacerdotessaw |
22:22 | commenti (16)
giovedì, 02 febbraio 2006 Sono un essere violento,
abitato da bufere furibonde e altri fenomeni catastrofici
e non posso far altro che cominciare e ricominciare.
postato da sacerdotessaw |
22:39 | commenti (7)
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