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Se dio c'è ma si nasconde molto bene allora il tempio è ovunque.

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giovedì, 30 dicembre 2004
 

Riconosco e per la prima volta

sono un animale visivo affaticato

Riconosco e pochi minuti dopo spengo

che tanto tormento mediatico non lo sostengo.

Riconosco il modo di appiccare il fuoco alle pire

riconosco i pianti delle donne che tornano bambine

riconosco l’inglese mutuato da altre lingue

riconosco le camicie che non sono mai vero bianco

riconosco la striscia di schiena che i saree lasciano intravedere

riconosco la sensazione visiva del video che restituisce quel mondo

riconosco le gambe nude e magre dei contadini

riconosco l’acqua marrone che invade e spaventa

riconosco i volti le lamiere le insegne gli alfabeti.

 

Riconosco una parte della mia storia più recente

travolta dalla morte e rimango stordita.

 

Mi chiedo se il Temple Shore

tempio di sabbia sulla sabbia

è ancora in piedi

a sfidare tempo e salsedine.

 

Arrivano telefonate a casa

di amici lontani in preda alla devastazione.

 

Io sono qui. Letteralmente immobile.

 

postato da sacerdotessaw | 22:38 | commenti (10)


giovedì, 16 dicembre 2004
 

Sabato 18 dicembre ore 17 mostra (mia)! Siete tutti invitati!

postato da sacerdotessaw | 23:51 | commenti (25)


venerdì, 10 dicembre 2004
 

Cara Betsy,

da quando sei partita innaffio i fiori tutti i giorni e ho già affogato ortensie e gardenie, con i vegetali non ho equilibrio, lo sai.

Non hai più scritto dopo la cartolina dal traforo del Frejus, non so sei se in Irlanda o in Portogallo o seppellita tra i monaci tibetani con il cranio rapato. Che fine avranno fatto i tuoi capelli inconsistenti e leggeri?

Dove si sta posando il tuo culo pesante?

Dove cazzo sei, Betsy?

Ti immagino a vivere tra pescatori asciugati dal sole, a mangiare ananas e pesce e mi chiedo, di notte me lo chiedo sempre, tutte le notti, perché sei partita. Cosa ti ha spinto. Cosa ti ha fatto riempire due zaini e un borsone di roba e ti ha buttato fuori da questa casa.

Dicevi di amarmi. Mi dipingevi il corpo dei colori caldi quando ti sembrava che il tuo corpo non fosse sufficiente a scaldarmi.

E ora? Te ne sei andata lasciando il tuo abito preferito steso sul letto, come un monito o come un morto, è la stessa cosa.

Ti ho cullato per delle ore. Per delle ore ho tenuto fra le braccia il tuo involucro di stoffa e ti ho canticchiato la ninna nanna di Bregovic. Ma tu sei sparita.

L’ultima notte, non lo sapevo sarebbe stata l’ultima, ti ho dato una delle mie tette come una madre, una vacca, una madonna. Ti ho allattato d’aria, ti ho preso fra le braccia e ti ho offerto la mia tetta. Che hai preso, divoratrice.

Mi dicevi degli uomini che ti seguivano come cagne in calore, che sedevi per strada e sbottonavi la camicetta e che a turno, uno dopo l’altro, si cibavano del tuo seno. Mi dicevi di aver allattato senza latte villaggi interi di uomini in lacrime.

Ho pensato che, per una volta, prosciugata nel dare, avessi bisogno di prendere. Di bere. Di nutrirti.

Ma poi te ne sei andata in un posto che solo tu sai.

E non so come rintracciarti.

A volte mi ritrovo in stazione a prendere il primo treno che capita nella speranza di trovarti assorta nella lettura, a disegnare la condensa del finestrino, a parlare con qualche trans in tua adorazione, non ho mai capito la ragione ma forse perché tu così femmina.

Cos’è stato a farti andare? Quale movimento si è sviluppato? E’ stato rivedere il tuo maestro d’arte? Sempre in bilico tra la metafora esistenziale, l’andare oltre il visibile e dentro la figa che parla? Cosa è successo?

Scendo in strada per la spesa e mi travolge una nuca inclinata, uno sguardo fisso. Le tue parole precise e la notte dei deliri che mi svegliavi con la pila puntata in fronte e mi ripetevi, citando, che il passo tra la realtà che viene fotografata in quanto ci appare bella e la realtà che ci appare bella in quanto è stata fotografata è brevissimo e poi scoppiavi a ridere e tornavi a letto e mi lasciavi lì demente di sonno e incomprensione. Eravamo erotiche al mattino, te lo ricordi? Te lo ricordi o un vuoto pneumatico ha cancellato tutte le immagini dalla tua memoria?

Betsy, dove sei?

Io sono qui.

E ti amo di prolungata assenza, di martellante condanna.

 

Tua Anna

 

postato da sacerdotessaw | 23:43 | commenti (12)
 

Mi sono già stufata. A me questo mondo mi fa cagare!

postato da sacerdotessaw | 00:36 | commenti (8)


sabato, 04 dicembre 2004
 

Alla visita 1789 il mio spirito storico potrebbe commuoversi.

Datemi emozioni, vi prego!

 

postato da sacerdotessaw | 00:25 | commenti (6)
 

Lasciatelo in pace.

Dio è mio

e non è quello che dite,

pieno di croci e spine.

Dio è libero,

ha soffici ali e vola dappertutto,

come le fronde al vento in prateria,

come la morte sui tetti delle città.

 

Salvatore Toma

(Foglio senza numerazione, sett. 1982)

 

postato da sacerdotessaw | 00:22 | commenti