about Se dio c'è ma si nasconde molto bene allora il tempio è ovunque. altri link Cofano Cristina13 Essedikappa Filippo Gianky Hokusai Monade9 Oldog Oneforthepot Palommellarossa Qoelet Ubikindred Venedikt blog archivio gennaio 2008 dicembre 2006 agosto 2006 aprile 2006 marzo 2006 febbraio 2006 gennaio 2006 dicembre 2005 ottobre 2005 settembre 2005 luglio 2005 giugno 2005 maggio 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 gennaio 2005 dicembre 2004 novembre 2004 ottobre 2004 settembre 2004 agosto 2004 counter visitato *loading* volte |
martedì, 30 novembre 2004 Nasconderò cardamomo nella bocca per i baci lenti e vaniglia tra il collo e la spalla per i primi bottoni. Ci sarà arancia come in un soffio per le caviglie e incenso alla mirra che danzerà per la stanza. Tornerai? A leccarmi i piedi a sussurrarmi calda Lolitina a sfinirci gli occhi con La jetée di C. Marker? Tornerai? Non ti ho mai parlato del mio amore per G. Perec, un genio ma un genio simpatico. Tornerai? Nel dubbio ho già nascosto peperoncino rosso sotto il cuscino per cercarti nei sogni. E trovarti. E fermarti.
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01:29 | commenti (8)
lunedì, 29 novembre 2004 Ad Hoku, piccolo folle di grandi promesse perché ci sarebbe anche il Giappone e perché, ovunque sia, sarà sempre un buon viaggio. “Still life. Non devi credere che questo mondo esista per te. Il mondo non è un recipiente per contenerti. Tu e il mondo siete come due alberi che si ergono fianco a fianco, distaccati ed eretti, senza mai inclinarsi l’uno verso l’altro. Da parte tua, sai che vicino a te c’è l’albero splendido del mondo, e ne sei felice. Quanto al mondo, è possibile che non si ricordi nemmeno della tua esistenza. Eppure, oltre a quello che si erge all’esterno, c’è un mondo anche dentro di te. Puoi provare ad immaginarlo, è un immenso crepuscolo interiore. Al confine tra queste due dimensioni sta la tua coscienza. Ciò che importa è creare un contatto tra il vasto mondo dentro di te e quello esterno, le montagne, la gente, i colorifici tessili, il ronzio assordante delle cicale; sentire una risonanza e un’armonia tra questi due mondi che si tengono a distanza di un passo. Guardando le stelle, per esempio. Quando tra i due mondi c’è veramente risonanza e armonia, le giornate scorrono molto più facilmente. Non è necessario sprecare le tue energie spirituali in mille sciocchezze. Assapori il gusto dell’acqua, eviti di provocare la collera altrui. E’ difficile guardare le stelle nel modo giusto, ma acquisendo una certa abilità dovresti ottenere almeno questi risultati. E se non proprio le stelle fa lo stesso, va bene anche il mormorio dell’acqua, o il ronzio assordante delle cicale. A proposito di stelle. Eravamo entrambi seduti sugli alti sgabelli di un bar. Davanti a ognuno di noi c’erano un bicchiere di whisky e uno d’acqua. Lui teneva in mano quello pieno d’acqua e continuava a fissarlo. Non è che guardasse qualcosa all’interno, o al di là del vetro. Sembrava che osservasse proprio la trasparenza del liquido. - Che cosa stai guardando? - Mi domandavo se riuscivo a vedere l’effetto Čerenkov. - Cosa? - L’effetto Čerenkov. Se le particelle che cadono dal cosmo colpiscono nel modo giusto i nuclei atomici di quest’acqua, si sprigiona luce. Chissà, magari riesco a vederla. - Ma si può davvero? - Non c’è abbastanza acqua. Credo ci sia una probabilità ogni diecimila anni. E poi questo bar è troppo illuminato, anche se il fenomeno si verificasse non si noterebbe. - E tu stai aspettando che si verifichi? - In questo bicchiere ogni secondo cadono circa un miliardo di quelle particelle, ma non riescono a colpire i nuclei, sono troppo piccoli. Da suo tono non riuscivo a capire se scherzasse o parlasse sul serio. - Con migliaia di tonnellate d’acqua, e nel buio più totale, ogni tanto si dovrebbe scorgere qualche barlume, ma qui mi sa che è impossibile. Ad essere esatti, all’epoca di quella conversazione non eravamo ancora tanto amici, noi due. Ci eravamo conosciuti sul lavoro, un impiego temporaneo, ogni tanto andavamo a bere un bicchiere insieme, e parlavamo del più e del meno. Non sapevo neanche dove abitasse. La metà del tempo lo lasciavo parlare quasi da solo, lo ascoltavo distrattamente. - Già, le particelle… - Metti che una stella esploda lontanissimo da qui. In quell’istante, un’enorme quantità di particelle piccolissime e quasi senza peso si irradia per tutto il cosmo. Dopo migliaia di anni, qualcuna arriva sulla Terra. Qualcuna, significa circa un miliardo al secondo in questo bicchiere. - Una stella… - Si, cioè pensa alla cosa più lontana possibile. E’ una stella, la cosa più lontana che ci sia. - Una cosa lontana, - ripetei di nuovo io. Vedevo all’interno del mio cranio come uno spazio buio, attraversato da infinite particelle che scendevano da sopra la mia testa e ne uscivano emanando luce: questo percepivo col semplice nulla che doveva essere il mio cervello, mentre l’entità che chiamavo io si espandeva e cresceva fino a coincidere con mondo intero, e io ero lì a osservare da un’altezza siderale quel me stesso diventato immenso. Al di là di questi silenzi , un uomo teneva un bicchiere in mano, immobile, lo sguardo perso nell’acqua all’interno.” (…) Ikezawa Natsuki – “L’uomo che fece ritorno” – Einaudi
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19:48 | commenti (1)
giovedì, 25 novembre 2004 Compio gli anni e il giorno dopo un tipo in metropolitana mi ferma: Ciaaao Cucciola, come è andata a scuola oggi? Cucciola? Scuola? Boh! postato da sacerdotessaw |
22:22 | commenti (4)
lunedì, 22 novembre 2004
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19:53 | commenti (13)
sabato, 20 novembre 2004 Si chiudano le porte del tempio, si raddoppino candele e incensi e, per oggi, si fermi ogni attività. Alle 10 di questa mattina mentre c’era il sole. Corri veloce, Mon Micyno, e mostra a tutto il pantheon globale la perfezione della tua simmetria sorianesca. Che si stupiscano tutti gli dei del cielo e della terra e a gran voce dichiarino divine, seppur pelose, le tue striature. Corri di gran passo, Mon Micyno, e cerca grandi fazzoletti davanti a naso e bocca. Non ti spaventare, non son briganti, ma jain. Stai con loro che nulla potrà più accadere. E quando hai fame, ricorda, Mon Micyno, stai vicino a Krishna che da bambino rubava il burro, ed ora, per te, ruberà ciotole di yogurt greco di cui sei ghiotto. Che dio ti benedica, Mon Micyno. postato da sacerdotessaw |
20:26 | commenti (5)
lunedì, 15 novembre 2004 Mi sta transitando Marte da qualche parte e me ne accorgo... postato da sacerdotessaw |
23:05 | commenti (11)
Ma perchè tutti postano ricette di cucina? Tutti chef in potenza? Ma ci sarà pure qualcuno, oltre a me, inetto in cucina... postato da sacerdotessaw |
22:50 | commenti (6)
Il dilettante può permettersi di perdere. Il professionista tende a classificare e specializzare, ad accettare acriticamente le norme fondamentali dell’ambiente… L’esperto è l’uomo che resta inchiodato. McLuhan – Fiore “Il medium è il massaggio” Mi vien da dire: merda! postato da sacerdotessaw |
16:36 | commenti (3)
A tratti mi viene in mente che è andato tutto come doveva andare. Senza agitarsi, senza discutere, col cuore onesto teso a raccontare, a chiedere, a spiegare. Là le cose sono più semplici, complesse ma non complicate, più semplici. Torno indietro a quella sera buia, con i canti lontani dei tempi a cullarci e J. che mi chiede cosa penso del viaggio e se sono stata felice. Rispondo quanto posso. Mi spiega che capisce il mio disappunto per Bekkal, lo condivide, dice, e sostiene che è questione di impegno e sviluppo del territorio ma, in ogni caso, condivide ed è stanco. Poi mi guarda tenero e mi chiede scusa per come parlerà, per la sfrontatezza. Dimmi dimmi. La premessa è ampia: il progetto e i desiderata. Aggiunge in seguito, con lentezza, con precisione, in modo che possa capire ogni parola, scegliamo un posto, viaggiamo e scegliamolo, vendo la terra e il progetto, perché è un buon progetto e ho già diverse persone interessate, è una buona idea quella che ho cercato di mettere in piedi, e scegliamo un posto. Tu ed io. Ti è piaciuta tanto Kochi perché ricca d’arte e cultura e negozi di libri, ci trasferiamo là. Un ristorantino intimo e due camere con cui selezionare i clienti. Una roba piccola. Tu ed io. E poi ci sposiamo. Ti voglio sposare. Dice. Ecco, io, mi ricordo, che alla fine della giornata, piena come poche, son rimasta ebete per pochi secondi che mi sono sembrati minuti e poi ore e ho immaginato in un solo colpo la mia vita là, con abiti differenti e differenti sorrisi e differenti pensieri. I luoghi ci plasmano, basta essere in grado di lasciarsi andare. Sei mesi qua e sei mesi là, ho pensato. Sei mesi a far la moglie di J. Sei mesi a far l’amante di G. e in mezzo progetto fotografici, una madre perennemente incazzata con me e transnazionalità. Son rimasta lì senza parole. E poi da posata, sensata e calibrata donna occidentale ho risposto: aspettiamo, veh! Ho preso in mano il resto del naan ordinato (cena da asporto quella sera) che è un buonissimo pane a forma di frittata e l’ho lanciato a mò di frisbee dal balcone, per il cane o la vacca di turno, quelle poche libere del Kerala, ma non mi veniva in mente la parola frisbee e per tutto il tempo ho pensato fosse un disco volante. E per me diventa vero, senza dubbi, che è la possibilità, e quella soltanto, che mi fa volare. postato da sacerdotessaw |
15:34 | commenti (2)
mercoledì, 10 novembre 2004 L’unica porca cosa che, appena tornata, ha alterato il mio stato zen è la rielezione di Bush. postato da sacerdotessaw |
20:33 | commenti (5)
Io, ecco, dopo che torno dall’India, ed è la quarta volta che torno, mi innamoro della vita. Non che non abbia voglia di vivere negli altri momenti dell’anno, è che quando torno tutto è diverso, è come se trovassi pienezza e meraviglia in ogni gesto. Io, ecco, quando torno dall’India, mi prende un innamoramento generico che il cuore mi fa un po’ male. Mi innamoro di come guardo il mondo, mi innamoro dei miei amici, mi innamoro della spesa silenziosa all’Esselunga con il mio amico oftp mi innamoro dell’atmosfera a casa di amarilla che mi viene da pensare che è subito casa mi innamoro della momentanea fragilità di hoku e delle sue insospettabili riprese mi innamoro delle lotte sindacali di C. e del suo inattaccabile cinismo mi innamoro di me mi innamoro di come guardo G. mi innamoro delle telefonate a J. mi innamoro del mio arrabattarmi tra stampe, gallerie e critici mi innamoro del mio eterno chiedermi ce la faccio non ce la faccio. Mi innamoro del mio stare nel mondo. Gatte bianche trotterellano tra i fiocchi di neve. Un uomo bianco mi porta l’odore del freddo e poi sesso e coccole a metà della mattina e, per la prima volta, si ferma sotto il plaid arancione e mi tiene stretta chè quasi mi veniva da chiedergli: oh, G., che ti succede? ma lo so che mi avrebbe non risposto: è solo un bentornata, biondina, che credi? E io mi sono detta che voglio star bene, che quel che arriva arriva e che va bene così e che accontentarsi di come i nostri corpi dialogano è già una meraviglia e che il segreto è non aspettarsi nulla. Una tazza di thè caldo davanti alla finestra e considero con stupore che appena una settimana fa il mio corpo viveva esattamente a 35 gradi in più e dalla finestra vedevo mare, pescatori e spazzatura. Facevo il morto in una placida laguna, palme si affacciavano alla vista orizzontale e poi la luna che sorgeva e il sole che tramontava. E nelle orecchie il suono dell’acqua. Poi mi rimettevo in piedi e l’acqua del fondo era calda come alle terme. E non avevo pensieri per questa fetta di mondo, ora di nebbia, neve e autunno. Mi sono ripromessa che, tornata, avrei citato il Kashi Art Cafè di Fort Kochi perché sono proprio bravi, ma proprio tanto: www.kashiartcafe.com martedì, 02 novembre 2004 Bekkal Fort. C’è Ronjit che tutti dicono essere un bambino strano. Gioca da solo, spesso per terra. Quando era molto piccolo ha perso il papà per questo è strano, dicono. Parla poco, se parla lo fa solo con la mamma. Sorride da solo, a se stesso ma non agli altri. Ha sei anni e non mangia da solo e non dorme da solo. Eppure. Regalategli un intero alfabeto inglese maiuscolo scritto sulla spiaggia dategli un foglio di carta, una matita e pochi segni per un gatto, un fiore, una farfalla e infine un cubo magico tarocco per i mesi futuri. E vedrete. Bambino degli alfabeti. Bambino dei segni. Bambino magico. postato da sacerdotessaw |
10:48 | commenti (2)
Mannarsala. Aspetto l’anziana sacerdotessa. Ha lasciato la vita maritale per dedicarsi al tempio dei serpenti. Mentre aspetto passeggio intorno al tempio a piedi nudi. Ci sono statue di arenaria di uguale altezza intorno a tutto il perimetro e molte statue di diversa altezza concentrate in alcuni punti delimitati da cerchi disegnati nella sabbia. Statue cosparse interamente di curcuma statue giallo indiano giallo curcuma giallo che non si dimentica giallo che se sogni la notte ti svegli al mattino col bisogno di creare. Il tempio dell’anziana sacerdotessa, di casta Nambudiri, è di legno scuro, levigato da piogge e monsoni accarezzato da molti fedeli intagliato di nicchie e dipinto con macchie di giallo come gli occhi dei serpenti. Ho aspettato a lungo la sacerdotessa ma non mi ha ricevuto. Ma non importa, l’ho incontrata in un altro luogo e le ho detto che il mio tempio è bianco lieve leggero appena visibile appena invisibile comunque mobile. Kochi. Oggetto o funzione ovvero credere in qualcosa o credere per credere. Dedicato a coloro che chiedono in cosa credere. C’è un signore anziano che ha lavorato 30 anni a Dubai in una multinazionale e che ora, rientrato in India, fa il tassista per arrotondare le entrate di famiglia. E’ sposato, con tre figlie. La figlia più grande ha la mia età e ora non rimane che trovarle marito al più presto. Lui dice di essere contento di quello che ha avuto dalla vita, non ho soltanto lavorato, dice, non ho soltanto avuto una bella famiglia, ho anche imparato tante cose, ho capito come far funzionare certi doni di dio. Ho studiato a lungo e ho imparato il necessario dal mio maestro. Mi guarda dritto negli occhi e mi chiede dei miei nei, che non si vedono perché indosso una maglietta con manica a tre quarti e colletto tipo polo che mi coprono gran parte del torso. Gli mostro le braccia e i tre nei. Mi dice ne hai uno anche dietro. Scopro la nuca coperta dai capelli, stranamente sciolti. Mi prende un polso, poi l’altro, prima il destro e poi il sinistro. Mi osserva il palmo di una mano, poi l’altro, prima il sinistro e poi il destro. Mi guarda la struttura della faccia. Mi chiede di alzarmi in piedi e di togliere una scarpa. Obbedisco e tolgo il sandalo sinistro. Sono sempre ubbidiente in questi casi. Lo giuro. Mi dice fammi vedere come appoggi il piede. Poi se ne sta zitto per un po’, ad occhi chiusi, e infine mi dice: non avrai problemi di salute; fra poco, ma non ora, la vita ti darà tutto quello che chiedi e sarà una vita molto piena e ricca. Ti sposerai ma con uno straniero, non nel tuo paese, e avrai un figlio solo, anche se vorrai averne più di uno, dio te ne concederà solo uno e non so dire se maschio o femmina; non avrai grossi problemi e, questo ricordalo perché è importante, i luoghi dove i tuoi piedi poseranno saranno luoghi che la gente amerà perché il modo in cui posi il piede sul mondo è un modo buono. Ma qualcosa manca, dice. Tu non preghi mai e si sente. Perché? ed è la sua unica domanda. Eh, ho incontrato tanti dei, rispondo, ma non mi viene di pregare nessuno di quelli incontrati, forse non ho ancora trovato il mio dio. E sorrido. Non ha importanza chi, dio è dio, prega la mattina, appena alzata, prega e vedrai, prega e capirai. Ecco: dio è dio. Una sintesi incomparabile. Sarà che tutto quel parlare e tutte quelle mosse e il fatto che tutte le volte che giù di qua si accorgono che ho tre nei sulle braccia e i piedi bicolori e che sorrido bene e non lo so va sempre a finire che arriva qualcuno che mi prospetta una vita piena ecc ecc ma però alla fine questo ricordarmi la differenza fra oggetto e funzione, mettersi in relazione col mondo pregando, aprirsi al mondo pregando, ecco, ecco, non so, ma ho proprio pensato a lungo a questa cosa. E poi mi è venuta in mente una foto di Cartier Bresson scattata in Kashmir, credo, di tre donne che rivolgono al cielo le mani in atto di preghiera. Ecco quella foto mi ha sempre commosso e ci sono tornata spesso in questi giorni. Non c’è nulla da fare: alcune preghiere commuovono.
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