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Se dio c'è ma si nasconde molto bene allora il tempio è ovunque.

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giovedì, 21 ottobre 2004
 

Bisogna credere!

postato da sacerdotessaw | 08:20 | commenti (6)


venerdì, 15 ottobre 2004
 

Kollam (Quilon).

Non è domenica ma c’è la messa
nel santuario di nostra Signora di Velamkanni.
Mi faccio strada tra centinaia di persone sedute
che cantano e cantano e cantano
e ogni tanto dicono amen
che suona un po’ diverso
da come lo diciamo noi.
Ogni tanto il prete dice qualcosa
ma è molto sintetico.
Subito dopo ricominciano tutti a cantare,
scorgo un crocifisso piuttosto lontano
e mi sorprendo come se non dovesse trovarsi lì.


Kanyakumari (Cape Comorin).

I am writing this at the Cape,
in front of the sea,
where three waters meet
and furnish a sight unequalled in the world.
For this is no port of call for vessels.
Like the Goddness,
the waters around are virgin.

Mahatma Gandhi
15 January 1937


Padmanabhapuram.

Non lo sapevo: esistono banane rosse con un sapore leggermente diverso dalla solite banane gialle. Più delicate, più grosse, più tozze, con una buccia decisamente interessante.


































postato da sacerdotessaw | 16:07 | commenti (6)


mercoledì, 13 ottobre 2004
 

Kochi.

Una tearoom completamente deserta
una vetrina di teiere accende
una vita precedente da lady inglese
sospiro alla passata aristocrazia e procedo.

Mi siedo davanti ad una finestra bianca
che guarda una casa coloniale portoghese azzurro intenso
un giardino e panchine di bamboo.

Ci sono io
e nessun altro.

Una tazza di darjeeling specialissimo
raccolto appena tre mesi fa.
Con calma
senza zucchero
senza latte
senza limone,
chè non si può bestemmiare,
assaporo e divento thè.

Un po’ commossa dalla delicatezza
mi lascio trasportare,
ci sono violini lontani
e rickshaw altrettanto lontani.

Penso che la fotografia non possa essere
contemplazione del mondo
ma il nostro abitare il mondo
Penso che mancano solo fatine danzanti
ma con poca fatica le materializzo
Penso a G. che scrive che mi pensa
Penso alle reti cinesi da pesca appena viste
che stanno lì dai tempi del Kublai Khan
Penso a Calvino che quest’anno tanto mi accompagna (e ringrazio)
Penso alle mescolanze, a questa città
che un po’ è anche olanda, portogallo, inghilterra
Penso che in questo viaggio leggo Somerset Maugham
e il primo libro tra quelli usati che trovo in una libreria
è un romanzo di Maugham in danese
Penso a Leopardi e al suo naufragare
ma a noi la contemporaneità concede il fluttuare.

Ancora e mai come oggi
mi accorgo di fluttuare
nonostante i piedi pesanti
di cammino e di caldo.

E in questa città
mi scopro lirica
e mi perdono.

Ho camminato per due giorni
e ho trovato tante piccole gallerie d’arte
piccole miniere di senso.

A volte mi perdo, cioè non il senso dell’orientamento, che quello è un tratto maschile che possiedo del tutto, ma la cognizione del tempo.
Mi trovo, una sera, piuttosto tardi, lontana dal centro, completamente sola (difficile che capiti in India); il camminare di notte, dopo cena, senza pensieri o mille o uno soltanto, distrae.
Mi accorgo che sono sola e un tizio in bici mi segue. Mi segue proprio, passo passo, certe cose si capiscono subito.
Fa niente, mi dico.
Poi mi supera.
Si ferma.
Mi guarda.
Insiste a guardarmi.
A un tratto mi gira le spalle, si fruga fra il lungi, la gonnellina tipica che indossano gli indiani del sud, e con voce gentile gentile, quasi angelica, mi rivolge la parola in un corretto inglese, mentre passo: Madam, please, do you want to suck me?
Ho capito bene?
Ho capito bene.
Questo cortese signore, nel cuore della notte, mi sta chiedendo di succhiarglielo.
Non faccio una piega.
Mi accorgo che è buio e che davvero non c’è anima viva.
Non ho paura.
Passo oltre e una decina di passi più avanti sorrido tra me e me per la proposta oscena seppur gentile.

Non so, io qui sono persino sfrontata nella certezza di essere al sicuro,
nel pensare che non mi possa capitare nulla.
Sono sensazioni, nient’altro che sensazioni.


Kottayam.

Altra famiglia indiana.

Ho sandalacci da frate ai piedi
pantaloni rossi che mi stanno diventando piuttosto larghi
maglietta arancione stropicciata di viaggio
faccia stanca
capelli chiusi in una treccia ormai disordinata
insomma non son proprio una bellezza
eppure lei chiede lo stesso,
alla fine della visita e della giornata.
Chiede che io la porti via
vuole stare con me una notte
io e lei, chiede
poi torno a casa, dice
allo zio e alla mamma
per favore, aggiunge
Sua madre si ammazza di fatica tutto il giorno
tra mucche e piccoli terreni sparsi a cui badare
ha un bel viso ma triste per il futuro che l’aspetta
Suo padre sta morendo di cancro
prende medicine omeopatiche
e fuma bediees e sigarette tutto il giorno
doveva avere un gran corpo qualche mese fa
Sua sorella sta studiando da infermiera
e vuole lavorare in Italia
ma conosce poco l’inglese
e per nulla l’italiano.
Lei ha sedici anni,
denti separati
occhi grandi
labbra che se fossi un uomo sognerei la notte.
Appena mi ha vista si è infilata il suo vestito migliore, ciclamino,
si è truccata gli occhi di kajal
le labbra di rossetto
la fronte con un bindi.
Una giovane sirena scura.
Un po’ mi si è sciolto il cuore
quando le hanno detto di no,
niente da fare con l’europea,
quella con gli occhi e la pelle chiara.
Rimani a casa o tuo padre ti picchia.
In qualche modo lontano e approssimativo
ero vicina a questa ragazzina
con il desiderio di vivere i suoi sedici anni
senza imbrattarsi i piedi di sterco di vacca
ma pitturarli di smalto
una necessità di fuga e di emozioni
la testa piena di primi baci
e di scene d’amore da masala movie.
Non so, son rimasta a guardarla per un po’
questa adolescente non bella ma
così delicata perché lì lì per essere donna
e mi ha intenerito.


Kumily e Periyar Wildlife Sanctuary.

Ordino riso pulao con uova e verdure.
Quello che non mi aspettavo era
cardamomo
chiodi di garofano
uvetta passa
coriandolo
semi di finocchio.
E poi, e questa è gioia,
bastoncini di cannella
nel cuore del piatto.
Ogni boccone un sapore diverso
e per la strada ogni passo un odore diverso.
Sono un po’ stordita
come solo le spezie possono farti sentire.


























































































































































postato da sacerdotessaw | 17:13 | commenti (2)


giovedì, 07 ottobre 2004
 

Kannur.

Ospite da una famiglia
marito medico omeopata
moglie politico
squisiti,
decisamente squisiti.


Seduta mi guardo intorno.
Appese al muro ci sono
letterine di carta
con scritto Merry Christmas
tre immagini di Cristo
una lucina perpetua rossa
i volti scuri della famiglia
il cibo speziato.
Mangio lentamente e
mi viene in mente padre Pio.
Alla domanda se i miei genitori
hanno effettuato il controllo delle nascite
scoppio a ridere, rispondo che non l'ho mai chiesto
e chiedo altro riso.


Thrissur.

Non so
un po' mi viene da sorridere
ad entrare nelle chiese del Kerala
e dovermi togliere le scarpe
come nei templi hindu

Non so
un po' mi viene da sorridere
a vedere Cristo crocifisso
inghirlandato di
collane di fiori profumati
come Ganesha e Khrisna
che rubano il burro
e hanno la pancia piena.

Mi fa un po' effetto,
tutto qui.
































postato da sacerdotessaw | 14:26 | commenti (6)


lunedì, 04 ottobre 2004
 

Bekkal Fort.

 

Il postino arriva solo il lunedi

bruttarello e di passo svelto

divisa cachi

e borsa di finta pelle nera.

 

C’e’ Gayathri che salterella come una libellula

e’ di casta dei brahmini e va alla scuola inglese

quando qualcuno le parla inglese se ne vola via ridendo

e a volte volteggia lasciando in dono cioccolatini caldi.

La grazia le appartiene tutta.

 

Nei documenti ufficiali e’ segnata la religione di appartenenza

e un cronoteletrasporto  ti solleva in un luogo che non sai.

 

Piove e le palme sussurrano.

Piove e le palme sono salici piangenti.

 

C’e’ una ragazzina di 13 anni

minuta, sopraccigli uniti

che riconosce a distanza gli ubriachi.

Lo capisce subito. Basta guardarla per capire che capisce. A fondo.

13 anni per sapere gia’ tutto

per sapere fin dalla mattina se suo padre si reggera’ in piedi

tanto da picchiare la moglie e l’anziana madre

che esce con pianto asciutto dalla casa

cercando di coprire i seni cadenti.

 

C’e’ Jassi, gazzella bruna e snella

che sempre sorride.

Si fa tradurre che vorrebbe parlarmi parlarmi parlarmi

ma poi se ne va di corsa

all’improvviso

frustrata e sorridente.

Poi ritorna di corsa

e mi sciorina lunghi discorsi

nel suo malayalam rotondo e profondo.

Rotondo morbido profondo.

E rispondo

e non posso che sorridere.

 

 

 

postato da sacerdotessaw | 11:57 | commenti (6)