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giovedì, 21 ottobre 2004
venerdì, 15 ottobre 2004
Kollam (Quilon).
Non è domenica ma c’è la messa nel santuario di nostra Signora di Velamkanni. Mi faccio strada tra centinaia di persone sedute che cantano e cantano e cantano e ogni tanto dicono amen che suona un po’ diverso da come lo diciamo noi. Ogni tanto il prete dice qualcosa ma è molto sintetico. Subito dopo ricominciano tutti a cantare, scorgo un crocifisso piuttosto lontano e mi sorprendo come se non dovesse trovarsi lì.
Kanyakumari (Cape Comorin).
I am writing this at the Cape, in front of the sea, where three waters meet and furnish a sight unequalled in the world. For this is no port of call for vessels. Like the Goddness, the waters around are virgin.
Mahatma Gandhi 15 January 1937
Padmanabhapuram.
Non lo sapevo: esistono banane rosse con un sapore leggermente diverso dalla solite banane gialle. Più delicate, più grosse, più tozze, con una buccia decisamente interessante.
mercoledì, 13 ottobre 2004
Kochi.
Una tearoom completamente deserta una vetrina di teiere accende una vita precedente da lady inglese sospiro alla passata aristocrazia e procedo.
Mi siedo davanti ad una finestra bianca che guarda una casa coloniale portoghese azzurro intenso un giardino e panchine di bamboo.
Ci sono io e nessun altro.
Una tazza di darjeeling specialissimo raccolto appena tre mesi fa. Con calma senza zucchero senza latte senza limone, chè non si può bestemmiare, assaporo e divento thè.
Un po’ commossa dalla delicatezza mi lascio trasportare, ci sono violini lontani e rickshaw altrettanto lontani.
Penso che la fotografia non possa essere contemplazione del mondo ma il nostro abitare il mondo Penso che mancano solo fatine danzanti ma con poca fatica le materializzo Penso a G. che scrive che mi pensa Penso alle reti cinesi da pesca appena viste che stanno lì dai tempi del Kublai Khan Penso a Calvino che quest’anno tanto mi accompagna (e ringrazio) Penso alle mescolanze, a questa città che un po’ è anche olanda, portogallo, inghilterra Penso che in questo viaggio leggo Somerset Maugham e il primo libro tra quelli usati che trovo in una libreria è un romanzo di Maugham in danese Penso a Leopardi e al suo naufragare ma a noi la contemporaneità concede il fluttuare.
Ancora e mai come oggi mi accorgo di fluttuare nonostante i piedi pesanti di cammino e di caldo.
E in questa città mi scopro lirica e mi perdono.
Ho camminato per due giorni e ho trovato tante piccole gallerie d’arte piccole miniere di senso.
A volte mi perdo, cioè non il senso dell’orientamento, che quello è un tratto maschile che possiedo del tutto, ma la cognizione del tempo. Mi trovo, una sera, piuttosto tardi, lontana dal centro, completamente sola (difficile che capiti in India); il camminare di notte, dopo cena, senza pensieri o mille o uno soltanto, distrae. Mi accorgo che sono sola e un tizio in bici mi segue. Mi segue proprio, passo passo, certe cose si capiscono subito. Fa niente, mi dico. Poi mi supera. Si ferma. Mi guarda. Insiste a guardarmi. A un tratto mi gira le spalle, si fruga fra il lungi, la gonnellina tipica che indossano gli indiani del sud, e con voce gentile gentile, quasi angelica, mi rivolge la parola in un corretto inglese, mentre passo: Madam, please, do you want to suck me? Ho capito bene? Ho capito bene. Questo cortese signore, nel cuore della notte, mi sta chiedendo di succhiarglielo. Non faccio una piega. Mi accorgo che è buio e che davvero non c’è anima viva. Non ho paura. Passo oltre e una decina di passi più avanti sorrido tra me e me per la proposta oscena seppur gentile.
Non so, io qui sono persino sfrontata nella certezza di essere al sicuro, nel pensare che non mi possa capitare nulla. Sono sensazioni, nient’altro che sensazioni.
Kottayam.
Altra famiglia indiana.
Ho sandalacci da frate ai piedi pantaloni rossi che mi stanno diventando piuttosto larghi maglietta arancione stropicciata di viaggio faccia stanca capelli chiusi in una treccia ormai disordinata insomma non son proprio una bellezza eppure lei chiede lo stesso, alla fine della visita e della giornata. Chiede che io la porti via vuole stare con me una notte io e lei, chiede poi torno a casa, dice allo zio e alla mamma per favore, aggiunge Sua madre si ammazza di fatica tutto il giorno tra mucche e piccoli terreni sparsi a cui badare ha un bel viso ma triste per il futuro che l’aspetta Suo padre sta morendo di cancro prende medicine omeopatiche e fuma bediees e sigarette tutto il giorno doveva avere un gran corpo qualche mese fa Sua sorella sta studiando da infermiera e vuole lavorare in Italia ma conosce poco l’inglese e per nulla l’italiano. Lei ha sedici anni, denti separati occhi grandi labbra che se fossi un uomo sognerei la notte. Appena mi ha vista si è infilata il suo vestito migliore, ciclamino, si è truccata gli occhi di kajal le labbra di rossetto la fronte con un bindi. Una giovane sirena scura. Un po’ mi si è sciolto il cuore quando le hanno detto di no, niente da fare con l’europea, quella con gli occhi e la pelle chiara. Rimani a casa o tuo padre ti picchia. In qualche modo lontano e approssimativo ero vicina a questa ragazzina con il desiderio di vivere i suoi sedici anni senza imbrattarsi i piedi di sterco di vacca ma pitturarli di smalto una necessità di fuga e di emozioni la testa piena di primi baci e di scene d’amore da masala movie. Non so, son rimasta a guardarla per un po’ questa adolescente non bella ma così delicata perché lì lì per essere donna e mi ha intenerito.
Kumily e Periyar Wildlife Sanctuary.
Ordino riso pulao con uova e verdure. Quello che non mi aspettavo era cardamomo chiodi di garofano uvetta passa coriandolo semi di finocchio. E poi, e questa è gioia, bastoncini di cannella nel cuore del piatto. Ogni boccone un sapore diverso e per la strada ogni passo un odore diverso. Sono un po’ stordita come solo le spezie possono farti sentire.
giovedì, 07 ottobre 2004
Kannur.
Ospite da una famiglia marito medico omeopata moglie politico squisiti, decisamente squisiti.
Seduta mi guardo intorno. Appese al muro ci sono letterine di carta con scritto Merry Christmas tre immagini di Cristo una lucina perpetua rossa i volti scuri della famiglia il cibo speziato. Mangio lentamente e mi viene in mente padre Pio. Alla domanda se i miei genitori hanno effettuato il controllo delle nascite scoppio a ridere, rispondo che non l'ho mai chiesto e chiedo altro riso.
Thrissur.
Non so un po' mi viene da sorridere ad entrare nelle chiese del Kerala e dovermi togliere le scarpe come nei templi hindu
Non so un po' mi viene da sorridere a vedere Cristo crocifisso inghirlandato di collane di fiori profumati come Ganesha e Khrisna che rubano il burro e hanno la pancia piena.
Mi fa un po' effetto, tutto qui.
lunedì, 04 ottobre 2004
Bekkal Fort.
Il postino arriva solo il lunedi
bruttarello e di passo svelto
divisa cachi
e borsa di finta pelle nera.
C’e’ Gayathri che salterella come una libellula
e’ di casta dei brahmini e va alla scuola inglese
quando qualcuno le parla inglese se ne vola via ridendo
e a volte volteggia lasciando in dono cioccolatini caldi.
La grazia le appartiene tutta.
Nei documenti ufficiali e’ segnata la religione di appartenenza
e un cronoteletrasporto ti solleva in un luogo che non sai.
Piove e le palme sussurrano.
Piove e le palme sono salici piangenti.
C’e’ una ragazzina di 13 anni
minuta, sopraccigli uniti
che riconosce a distanza gli ubriachi.
Lo capisce subito. Basta guardarla per capire che capisce. A fondo.
13 anni per sapere gia’ tutto
per sapere fin dalla mattina se suo padre si reggera’ in piedi
tanto da picchiare la moglie e l’anziana madre
che esce con pianto asciutto dalla casa
cercando di coprire i seni cadenti.
C’e’ Jassi, gazzella bruna e snella
che sempre sorride.
Si fa tradurre che vorrebbe parlarmi parlarmi parlarmi
ma poi se ne va di corsa
all’improvviso
frustrata e sorridente.
Poi ritorna di corsa
e mi sciorina lunghi discorsi
nel suo malayalam rotondo e profondo.
Rotondo morbido profondo.
E rispondo
e non posso che sorridere.
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