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mercoledì, 29 settembre 2004 Ci si abitua a tutto Vivo in una casa indiana Mi hanno vestito con un sari Sto fluttuando postato da sacerdotessaw |
15:22 | commenti (6)
sabato, 25 settembre 2004 Lasciate nell’armadio i cappotti lasciate gli ombrelli bagnati fuori dalla porta che dove vi voglio portare c’è sempre il sole. Indossate abiti bianchi e leggeri ricordate il vostro libro migliore e sorridete che dove vi voglio portare casa è dove si accoglie l’altro. Lasciate a casa i cappotti, amici, che vi porto lontano.
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05:14 | commenti (4)
venerdì, 24 settembre 2004 Quando torno da serate molto belle arrivo a casa, parcheggio e mi fermo in macchina. Seduta. A volte cerco la luna e mi sento così poetica che quasi mi dico dell’estetica. A volte basta il fanalozzo della stalla che punta sulla campagna. Mi piace la contemplazione, sono arrivata a dirmelo con precisione quest’anno. Mi piace la contemplazione. Due giorni fa sognavo un bacio. Poi quel bacio è arrivato e ho immaginato vento e tappeti volanti. Stasera sono arrivati altri baci e si è sollevato il vento. Adesso aspetto i tappeti volanti. E li aspetto sorridendo. Stasera G. mi ha regalato un libro con dedica. Un libro che accompagni il mio viaggio. E io stasera mi sento che basta così. Che non potrei volere di più. Che mi basta.
venerdì, 17 settembre 2004 E’ ufficiale. Non grave ma ufficiale. A ridere e scherzarci e poi è per davvero. Commozione cerebrale da trauma cranico con ematoma ecc ecc Non si preoccupi che le passa tutto, non è grave ma ha un significativo trauma ecc ecc Passi di qui domani mattina che mi dice come va ecc ecc Le faccio un’iniezione… Nooooooooo… Mi son beccata l’iniezione che erano aaanni che non mi facevano un’iniezione e ho chiuso gli occhi e ho pregato che finisse presto…
G. stamattina mi ha scritto per precisare che non era assolutamente una fuga la sua ma che aveva un appuntamento. Mi faccio su come una salamandra per tutto il giorno perché non capisco la necessità di quella precisazione. Finché niente, per la forza dell’abitudine, passo con l’auto di fianco al suo ufficio e mi fermo. Spengo la macchina e, siccome sono una mica tanto impulsiva, neanche un po’ su certe cose, lo chiamo. E dopo un minuto sono davanti a lui. E sorridiamo ché si vede che siamo contenti di vederci. E poi il lavoro il lavoro il lavoro e quando parti e forse ho trovato un appartamento e il nuovo ufficio e perché scrivi sul mio blog maledetto il giorno che ti ho dato l’indirizzo e tu mi hai chiesto se era una fuga e io non ti ho chiesto niente mi voglio solo sfogare un po’ e non sei stato ai patti e io non condivido la tua scelta che non ti devo scrivere chiamare e voglio delle risposte e non me le dai e sai i microcosmi sono un microcosmo sei un microcosmo siamo un microcosmo e le domande che non hanno senso e la grammatica dei congedi in cui si ha bisogno di mettere i tappi ai barattoli per chiuderli sottovuoto ma tu mi dici chiudi ermeticamente con un pezzo di carta e io non ce la faccio e poi parla parla che ti riparla mi si piazza davanti a tre centimetri dal naso, mi avvicino e mi trattengo un po’ sulla sua guancia che mi piace il contatto lieve. Mi sei mancato. Anche tu. E lo so che domani mi pentirò come una salamandra. Ma forse una salamandra con un trauma cranico si può perdonare.
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22:59 | commenti (7)
mercoledì, 15 settembre 2004 Due giorni da dimenticare. Quasi mi scontro con G. su per le scale del suo ufficio. Ci salutiamo come due perfetti estranei. Ciao. Ciao. Nient’altro. 1/125 di secondo per un solo fotogramma. Uno solo senza appello. Vestito di nero lui. Vestita di nero io. Lui esce. Appuntamento o fuga? C’è il suo socio pimpante che continua a dirmi come stai bene oggi, ti trovo in forma, sei bellissima. Mi prende in giro? Per forza. Dopo un’oretta esco un diluvio precipita dal cielo e corrisponde al mio stato d’animo. Prego più forte più forte più forte! Poi strada strada strada e sono al supermercato. A metà della corsia dei succhi di frutta, degli scottex e del mangime per gatti c’è un bambino sul carrello che mi guarda. Mi guarda fisso. Avrà si e no 4 anni. Mi guarda insistente, forse è curioso, io passo, gli sorrido, gli dico un ciao gentile, un ciao gentile per bambino di 4 anni che mi guarda incuriosito e incastrato nel carrello. Lui mi guarda ancora. E poi accenna un movimento. Mi farà ciao con la manina. Manina di bambino di 4 anni. Accenna un movimento, sembra lento, la manina aperta si chiude e di colpo, veloce, con uno scatto repentino mi sferza un pugno sulla spalla, il bambino di 4 anni. No, dico, un vero e proprio pugno. Secco e determinato il pugno. E anche bello forte. Arrivo a fine corsia con la spalla stupita e addolorata, quasi stordita. Faccio finta di niente e faccio rifornimento di scatolette tonno e riso per i gatti e poi mi ricordo di aver dimenticato il macinato per The Mon Micyno e allora torno indietro. No. No. No. Ancora il bambino di 4 anni manesco che mi riguarda fisso. Mi aspetta al varco. Mi vuole ancora. Mi vuole picchiare ancora. Mi guardo intorno. Sono sola. E’ solo. La sua mamma non c’è. E neanche la mia. Procedo. Mi avvicino. Lo affianco. Lo guardo torva. Gli sfodero una linguaccia da primate e gli dico Bambino, sei spacciato. Me ne vado. Vittoria. Vittoria. Ce l’ho fatta. Te l’ho fatta, brutto bambino manesco. Vado alla cassa, pago uno sproposito, esco dal supermercato contenta e soddisfatta della mia cattiveria. La mia vita ogni tanto funziona. Basta così poco. Seee… Esco dal laboratorio fotografico un po’ in smania, voglio vedere come sono le stampe, allora corro, infilo le chiavi, giro le chiavi, sollevo la maniglia della portiera, apro la portiera, mi infilo dentro di corsa ma… ma… ma mi dimentico della mia testa, non mi chino e mi prendo in piena fronte il tettuccio della macchina. Una botta clamorosa. Forse ho anche ammaccato la carrozzeria. Urlo dal male come una scimmia anche se di solito sono una stoica che non boffa il dolore, quello fisico. La fronte si gonfia ma a metà. Ho uno splendido rosone fucsia tendente al violetto su metà della fronte. Sono bellissima. Adesso sì che sono bellissima.
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23:24 | commenti (11)
martedì, 14 settembre 2004
Piove. E’ uno stillicidio senza tonfi di motorette o strilli di bambini. Piove da un cielo che non ha nuvole. Piove sul nulla che si fa in queste ore di sciopero generale. Piove sulla tua tomba a San Felice a Ema e la terra non trema perché non c’è terremoto né guerra. Piove non sulla favola bella di lontane stagioni, ma sulla cartella esattoriale, piove sugli ossi di seppia e sulla greppia nazionale. Piove sulla Gazzetta Ufficiale qui dal balcone aperto, piove sul Parlamento, piove su via Solferino, piove senza che il vento smuova le carte. Piove in assenza di Ermione se Dio vuole, piove perché l’assenza è universale e se la terra non trema è perché Arcetri a lei non l’ha ordinato. Piove sui nuovi epistèmi del primate a due piedi, sull’uomo indiato, sul cielo ominizzato, sul ceffo dei teologi in tuta o paludati, piove sul progresso della contestazione, piove sui work in regress, piove sui cipressi malati del cimitero, sgòcciola sulla pubblica opinione. Piove ma dove appari non è acqua né atmosfera, piove perché se non sei è solo la mancanza e può affogare. E. Montale
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22:42 | commenti (3)
lunedì, 13 settembre 2004 Stamattina di sveglio con PAD che mi comunica brillante che sono stata selezionata per il premio arti visive, che ho un appuntamento il 22 per l’organizzazione e il 30 per presentare con diapositive il mio lavoro in galleria. Gli dico che il 30 io non ci sono, che sono all’estero. Mi chiede quando torno. Non sapevo cosa rispondere. E’ che non ho la più pallida idea di quando tornerò. E la prospettiva, in questa parte di mondo, allarma. E, in ogni caso, mi chiedo perché non sento nulla, in fin dei conti è una bella notizia. Invece niente. Non sento nulla.
Mi sa che son proprio bipolare.
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14:20 | commenti (9)
Sabato ho ricevuto baci sparsi simpatiche pornoproposte da due donne due baci leggeri sul collo che ricordo ancora. E stavo proprio bene. domenica, 12 settembre 2004 Venerdì ho passato il pomeriggio col mio amico Far che da un pò ci vediamo sempre ai giardini pubblici, non importa la città, ci si vede sempre davanti ad un laghetto alla ricerca della carpa perfetta. E venerdì mi è venuto in mente di quando avevo 6 anni, che avevo appena fatto il corso di nuoto con quello che chiamavano il Caimano perché salvava la gente in Taro, che è un fiume. Quel pomeriggio passeggio intorno al laghetto e mia mamma un po’ più avanti, a tener per mano mio fratello che allora aveva 2 anni. Ad un certo punto una panchina di vecchietti comincia ad agitarsi, ad alzarsi in piedi, a borbottare qualcosa e poi a strepitare e mia mamma si chiede che ci sarà mai da far tanto casino, si gira, si gira di centoottanta gradi e non mi vede più. Io non c’ero più. Sparita. Andata. Volatilizzata. Appena qualche secondo prima io passeggiavo intorno al laghetto e, come sempre, c’erano le anitre (qualcuno prima o poi la scriverà un’ode alla retorica sulle anitre), insomma c’erano le anitre e il mitico cigno nero che se lo ricordano tutti quelli che hanno la mia età e sono stati piccoli nella stessa città, insomma io, come tutti, avevo una predilezione per questo cigno nero dal becco rosso e avevo deciso quel giorno che dovevo tirargli una foglia perfetta… prendo la foglia, tiro la foglia, e opsss, perdo l’equilibrio per un attimo e plaf… caduta nell’acqua! Caduta nel laghetto del parco ducale! Me lo ricordo ancora che tenevo in una mano un sacchetto della Coop con dentro il pallone SuperTele e una serie di puffi nuovi, un tesoro inaudito. Siccome avevo appena fatto il corso mica mi sono spaventata, ho sbattuto i piedi e sono ritornata a galla, poi, come si fa in piscina, mi sono issata sulla braccia e sono uscita dall’acqua, vestita, bagnata fradicia (per forza) ma soprattutto tutta verde ramarro… mia madre presa dal panico da leptospirosi mi ha trascinato subito in un bar a bere un bicchierone di latte che, notoriamente, previene avvelenamenti, annegamenti e avvallamenti… beh, quello che mi ricordo è quella camminata eterna dal laghetto all’uscita dei giardini, dove tutti mi guardavano perché ero bagnata da capo a piedi, e verde ramarro, e le scarpe di corda (forse espadrillas rosse ma non sono sicura) che facevano uno sprach sprach inaudito, cercavo di farmi piccola e silenziosa ma ‘ste scarpe erano un’orchestra di sprash sprash… e sprash sprash tutti a guardare ‘sta bambina tutta bagnata e tutta verde ramarro… io giuro, lo giuro davvero, sprash sprash, che ho capito tutto d’un colpo, all’età di 6 anni, sprash sprash, in un lunghissimo pomeriggio, sprash sprash, cos’ erano vergogna e imbarazzo.
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22:24 | commenti (7)
sabato, 11 settembre 2004 Lei parla appena qualche gradino sopra l’entrata della metropolitana. Si capisce dalla posa che non scende per continuare a parlare. C’è una pausa. Lei dice: Mi dici che cosa mi stai dicendo? C’è un’altra pausa. Lei ripete: Mi dici cosa mi stai dicendo? C’è un’altra pausa ancora. Lei torna a chiedere: Mi dici cosa mi stai dicendo? Uno, due, tre. Una volta, due volte, tre volte. Chiede di dire come se la comunicazione non fosse sufficiente a comunicare, come se le cose dette non fossero sufficienti a dire. postato da sacerdotessaw |
10:00 | commenti (2)
mercoledì, 08 settembre 2004 Continuo.
E’ bastata una settimana a Khajuraho in un tempio laico, bianco da lontano bianco da vicino. Io imbarazzata, un po’ imbarazzata, sarà che mi scopo allegramente il suo figlio più giovane, quello che non ha seguito le sue orme, non chiedo nulla. E’ lui che parla, gentile esige silenzio e io attendo obbediente. - Oro puro è la tua mente, lo dice il punto d’energia - (e vai!) - turchese la tua pancia - (bel colore…) - e questo non va bene - (ah…) - è il possesso che devi dimenticare - (il possesso?) - l’amore non è possesso e il possesso non è la risposta - … - tutti pensano all’amore, alla famiglia, al lavoro come possesso e questo è sbagliato, bisogna vivere il proprio orizzonte, non quello degli altri - … - il tuo problema sono i sentimenti, abbandona tutto ciò che non ti eleva e lascia chi esige da te ciò che tu non sei - … - cosa ti è successo a 21 anni? - niente, credo - pensaci bene, prova a ricordare ma non ora - va bene - andrai in Usa - (oddio, è proprio l’ultimo posto che vorrei vedere) - e la tua sarà una vita di successo - (eh sì, buona notte…) - avrai due figli ma non è importante, potresti anche non averli - (ma si o no?) - tu capirai tutto questo perché hai già vissuto questa terra e la gente ti ascoltava - (eh…) - è per questo che devi connetterti con ciò che eri e che sei - … - hai un compito, uno soltanto, importante, collegare oriente e occidente - (e basta?!) - per ora è tutto - thanks, Ram. can I take a bike today? - of course - see you later
Piglio la bici da uomo, pedalo e mi perdo nella campagna.
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22:18 | commenti (6)
martedì, 07 settembre 2004 La malinconia perfetta è quella che precisa corrisponde. Da qui a lì da lì a qui. Da qua a là da là a qua. postato da sacerdotessaw |
00:03 | commenti (7)
domenica, 05 settembre 2004 Oggi mi sento ricca: www.kimsooja.com postato da sacerdotessaw |
14:46 | commenti (7)
Continuo.
E’ bastato un pomeriggio a Pushkar, in un tempio blu cobalto. Cinquanta scimmie, custodi e baccanti, urlano e copulano al mio procedere. Una vecchina curva e rinsecchita caracolla caracolla caracolla (vecchina curva rinsecchita caracolla) e mi spazza i piedi.
postato da sacerdotessaw |
14:17 | commenti (2)
Fra le righe dico: (G. avrebbe detto “infradico” io avrei sorriso sorniona mi sarei appuntata a mente erotico e sottile erotico perché sottile ma adesso è tutta un’altra storia) la forza di gravità è un bel problema. Per me, s’intende. In senso largo, s’intende.
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13:59 | commenti (4)
sabato, 04 settembre 2004 In principio era il sesso, scriveva il poeta polacco Przybyszewski nel 1893. Oggi invece cosa facciamo principiare? postato da sacerdotessaw |
15:10 | commenti (5)
venerdì, 03 settembre 2004 Se avessimo due lune in cielo quale guarderemmo per prima?
Entrambe riflesse in uno specchio d’acqua, dice un amico. La più lontana, un’amica. La prima che sorge, avrei detto io. Ché esiste per natura, a volte, un diritto di cronologia che ti fa vedere solo ciò che arriva per primo. postato da sacerdotessaw |
14:17 | commenti (5)
Non riesco a dormire. E ho il mal di testa. Non lo so. Non lo so. Non lo so. Si può bestemmiare su un blog? postato da sacerdotessaw |
00:30 | commenti (7)
giovedì, 02 settembre 2004 Il mio amico Far, il Faraone dell’Amore, una sera mi dice: - C’è una mostra che dovresti vedere. - Che dovrei vedere perché importante o che dovrei vedere perché mi piacerebbe? - Tutte e due ma soprattutto la seconda. Così andiamo a vedere la mostra di Kim Sooja. Entro e vedo Mandala. Poi A Needle woman (Donna Ago) E infine A Laundry woman (Lavandaia). Niente, non c’è nulla da fare, mi assale un delirio di emozioni che quasi barcollo dal senso che mi sovrasta. Catapultata in un altro mondo trovo sensazioni che sto cercando da due anni e su cui sto lavorando con il mio progetto. Mi riconosco in altro da me. E il riconoscimento è così forte che mi fa quasi stare male. Ma sono felice. Tra quelle sale sono felice e sopraffatta. Il mio amico Far mi dice Hai visto che bel regalo ti ho fatto? E lo avrei abbracciato così forte, ma così forte… invece gli sorrido con gli occhi più grandi che posso e penso che son contenta che è tornato a cercarmi.
postato da sacerdotessaw |
22:28 | commenti (16)
Oggi mi sento L'Age mûr di Camille Claudel. La scultura tutta intera, con tutti e tre i ruoli. Ché sono una che si fa prendere sempre dall’immedesimazione che sembra una roba da magnetismo animale, l’immedesimazione intendo.
postato da sacerdotessaw |
21:27 | commenti (2)
mercoledì, 01 settembre 2004 Treno per Milano. - Arrivederci e grazie per la rara delicatezza ed educazione con la quale è entrata prima mentre facevo meditazione. Rare, davvero rare. Vorrei rispondere ma accenno solo un sorriso, guardo la mia faccia allo specchio ho gli occhi stellanti esco dallo scompartimento aspetto il mio turno per scendere dalla carrozza ma son già fuori dal finestrino spicco il volo mi libro lentamente nell’aria faccio capriole leggere sono un fiore sono un angelo. Di colpo ripiombo in Centrale a Milano e il mondo incombe. Sono un fiore. Calpestato. Sono un angelo. Caduto.
Lui ama lei. Lui vive con lei. Lui tradisce lei. Io non sono lei.
G. mi ha insegnato la gravità dei corpi, il loro essere divini e scomposti.
Una piovra mi è stata fra le gambe. Col volto trasformato mi ha nascosto dentro un tentacolo, poi un altro, un altro ancora, un braccio, l’altro braccio la testa, la mente, il cervello tutti interi il petto il pene una gamba, l’altra gamba e infine i piedi. La piovra è ritornata all’origine. Ma il cuore rimane fuori. Il cuore rimane fuori per lei. E io non sono lei.
- Sei mai stato innamorato di me? - Non lo so.
Facevo un sogno prima di tutto questo. G. appoggiava il viso sul mio ventre caldo e sussurrava: non lasciarmi non lasciarmi non lasciarmi. Chè poi non era mica tanto un sogno, mancava solo il sussurro.
Faccio un sogno dopo tutto questo. Sono su una torre di controllo ad aspettare. Passeggio. Indosso i sandali leggeri comprati nel deserto ad uno dei confini del mondo. Inciampo con violenza e mi ritrovo a precipitare ma riesco ad aggrapparmi. Vedo G. e gli urlo aiuto. C’è una donna, gli stringe con decisione il polso destro, e gli chiede: Chi è? Lui risponde: Non lo so. Io precipito. Non lo so. Io precipito. Non lo so. Io mi sveglio. Non lo so. ‘fanculo i sogni. ‘fanculo le parole.
postato da sacerdotessaw |
21:17 | commenti (4)
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