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lunedì, 28 gennaio 2008 Ok, devo prima ricordarmi come si fa... postato da sacerdotessaw |
23:35 | commenti (2)
mercoledì, 27 dicembre 2006 Le nostre cattedrali non sono ancora innalzate. Le cattedrali, al momento, sono quelle degli altri – sono quelle dei morti – sono nere di fuliggine ed erose dai secoli. Tutto è nero di fuliggine e consunto dall’usura: le istituzioni, le città, le fattorie, le nostre vite, i nostri cuori, i nostri pensieri. Eppure, nella contingenza attuale, tutto è anche nuovo, fresco, appena venuto al mondo. Alcuni occhi si stanno distogliendo dalle cose morte, già guardano avanti. Il vento cambia e quello invernale viene soppiantato dalla brezza primaverile; il cielo è ancora nero di nuvole, ma esse vengono soffiate via. Bisogna lasciar costruire il mondo nuovo agli occhi e alle persone che vedono. Quando le prime cattedrali bianche di questo nuovo mondo saranno edificate, si vedrà, si saprà che esso è reale e che è iniziato. Con quale entusiasmo, con quale fervore, con quale sollievo, si farà il cambiamento! Le Corbusier A tutti un anno di energia, progetti, cattedrali. postato da sacerdotessaw |
22:34 | commenti (6)
lunedì, 21 agosto 2006 Il tempio è stato in silenzio per un pò di tempo. postato da sacerdotessaw |
15:36 | commenti (4)
martedì, 18 aprile 2006 Molto tempo dopo, vecchio e cieco, camminando per le strade, Edipo sentì un odore familiare. Era la Sfinge. Edipo disse: "Voglio farti una domanda. Perchè non ho riconosciuto mia madre?". "Avevi dato la risposta sbagliata," disse la Sfinge. "Ma fu proprio la mia risposta a rendere possibile ogni cosa." "No," disse lei. "Quando ti domandai cosa cammina con quattro gambe al mattino, con due a mezzogiorno e con tre alla sera, tu rispondesti l'Uomo. Delle donne non facesti menzione." "Quando si dice l'Uomo," disse Edipo, "si includono anche le donne." "Questo lo sanno tutti." "Questo lo pensi tu," disse la Sfinge.
Muriel Rukeyser, Mith
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17:15 | commenti (6)
giovedì, 06 aprile 2006
Il vero insulto Urne, interesse privato e interesse pubblico
Uno degli ultimi scivoloni del presidente del Consiglio uscente è oggetto di vituperio per una cosiddetta parolaccia usata nei confronti degli avversari politici, anzi di tutti gli elettori (in ogni caso, qualsiasi sia l'esito delle elezioni, di una metà degli italiani) che hanno intenzione di votare contro l'attuale coalizione governativa e, in particolare, contro chi la presiede. Scandalizzarsi per una loquela sboccata è forse esagerato, anche se un ruolo istituzionale dovrebbe comportare un certo stile e una certa decenza; una parola scurrile suona diversa se pronunciata da un marinaio alticcio che inciampa su uno scalino o da un vescovo che celebra una funzione religiosa. In ogni caso, lo scandalizzato stupore è fuor di luogo, perché ciascuno, in ogni momento della sua vita, fa (dice, pensa) esattamente quello che può ovvero usa i talenti che senza suo merito né demerito gli sono stati dati, come dice la parabola evangelica. Evidentemente, in quella circostanza — in quella costellazione irripetibile e fatale del suo stato d'animo, delle sue paure, ire, ambizioni, chimere — il presidente del Consiglio non poteva dire altro: non aveva, in quell'istante, altri concetti e altre parole a sua disposizione.
Non è dunque l'innocente volgarità da caserma — cui tutti, pur non presidenti del Consiglio, abbiamo largamente fatto ricorso senza per questo sentirci particolarmente infami — che deve essere bollata. In quella frase c'è qualcosa di ben più grave e sovversivo, che perverte il senso della politica. Il presidente in via di uscita ha offeso — poco importa con quanta finezza — chi vota senza pensare solo al proprio interesse. Con un unico insulto, ha liquidato secoli di pensiero liberale e di riflessione sul rapporto fra l'individuo e la collettività o lo Stato, fra l'interesse privato e quello pubblico, fra il bene individuale e quello comune. Aristotele Rousseau Locke Croce Einaudi e innumerevoli loro colleghi entrano così d'ufficio nella categoria che il presidente in scadenza ha definito con simpatica familiarità goliardica ossia nella categoria di chi vota — opera, agisce — pensando non soltanto al suo interesse, non soltanto al suo particulare. È questa l'aberrazione, non il linguaggio colorito e plebeo. Alle elezioni si vota per eleggere chi guiderà il proprio Paese. Del proprio Paese fa parte ogni cittadino, il quale, legittimamente anzi doverosamente, vota pensando anche, e fortemente, ai propri interessi; scegliendo i governanti che gli sembrano più capaci di garantire a lui e alla sua famiglia lavoro, sicurezza, benessere, dignità.
E' ovvio, è naturale ed è bene che in questa scelta rientri la considerazione della propria situazione personale, della propria categoria, delle proprie prospettive e dei propri beni. Gli interessi, prettamente intesi, possono essere più morali di astratti e furiosi ideali, come ha scritto Sergio Romano, perché responsabilmente attenti alla realtà e alle conseguenze, pure a lungo termine, di ogni atto e di ogni scelta. Ma la civiltà e la maturità politica — di un individuo, di una società, di un popolo — consistono nella capacità di collegare il proprio interesse con quello generale, di capire la loro reciproca indissolubilità, e si misurano col metro di questa capacità. Io faccio il professore universitario; è comprensibile che non sia disposto a dare il mio voto a un governo che si proponesse di ridurre alla fame o di deportare i professori universitari, ma meriterei l'epiteto caro al presidente in via di scadere se votassi pensando solo alla confraternita degli insegnanti universitari e questo vale per ogni categoria.
Al servizio di trasporti urbani della mia città chiedo certo di non trascurare il rione in cui abito, ma non soltanto di non trascurare quel mio rione; tutto ciò acquista una speciale intensità quando entrano in gioco esigenze primarie quali la sanità, la scuola, la dignità, le possibilità offerte potenzialmente a ognuno, la sicurezza. Chi può finanziariamente permettersi una nutrita e costante guardia del corpo, potrebbe personalmente infischiarsene delle rapine e delle aggressioni, ma non per questo necessariamente vota per ridurre le forze e le dotazioni della polizia; in questo caso, una persona civile vota apparentemente contro il proprio interesse (pagando per un servizio di cui in quel momento non ha bisogno), ma vota in realtà per il proprio interesse, che è quello di vivere in un Paese in cui la sicurezza è un bene generale. Guicciardini sferzava gli italiani accecati dal loro tornaconto particolare e perciò distruttori del bene dell'Italia e dunque di se stessi. La ramanzina al presidente agitato per il suo congedo non ha bisogno di ricordagli eroi — ad esempio i volontari caduti in guerra per l'Italia che hanno dunque agito contro il loro interesse personale, ma non per questo vengono ricordati col termine a lui così caro. Ogni volta che camminiamo per la strada sappiamo che il nostro interesse coincide in parte con quello degli altri passanti, ugualmente minacciati da eventuali buche e disposti a qualche piccolo sacrificio per colmarle. E se ad offendersi per quell'epiteto fossero i cittadini che si apprestano a votare per l'attuale governo?
Claudio Magris
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10:24 | commenti (12)
martedì, 28 marzo 2006 Mi sono svegliata nel cuore della notte
un ricordo dietro il sonno.
Due ragazzini nel mare del Bengala
a inabissare statuette in terracotta
del dio con la testa d'elefante
qualche rupia di mancia
un lungo tuffo verso il largo.
Fiori gialli galleggiano
fino alla prossima marea.
Un risparmiatore di rupie getta in mare
un sacchetto chiuso a doppio nodo
statuetta burro fiori incenso monetine.
Palloncini sacri sospesi nell'acqua.
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15:45 | commenti (6)
mercoledì, 22 marzo 2006 Mohamed mi ha preso in simpatia
ogni dieci giorni passa a trovarmi.
E' nato in Marocco
poi è andato in Arabia Saudita
e si è messo a fare il parrucchiere.
Ora lavora in una fabbrica di cioccolato
e ogni dieci giorni passa a trovarmi.
Sceglie il momento in cui sono sola
mi butta sulla scrivania chili di uova di pasqua.
Gli dico che è un pazzo furioso e lui ride
sono un parrucchiere pazzo di Arabia Saudita
adesso ho tanto cioccolata a casa dai prendi.
Inforca lo scooter e se ne va.
Rido e colleziono pezzi di cioccolata
equamente distribuita tra fondente e al latte
che smaltirò in un anno.
Dicono che la cioccolata mette di buon umore
a me è la molteplicità dell'umano che mi riempie di gioia.
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15:44 | commenti (8)
martedì, 21 marzo 2006 Il mondo visto dal video per me diventa affettivo.
Nel momento in cui mi concentro nella visione di un video ecco che scatta l'affettività, come se attraverso la distanza provassi un senso d'amore inconsueto di fronte al mondo. Saranno diavolerie contemporanee di cui bisogna essere assolutamente coscienti ma sabato scorso è venuto Gky a trovarci e mi sono riguardata il video di lui e Amarilla al ristorante che confabulano attorno a cellulare e palmare. Li trovo bellissimi, ecco. Mi prende un movimento bambino che quasi mi sollevo da terra.
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10:43 | commenti (8)
domenica, 12 marzo 2006 Scivola a piedi scalzi sul marmo
con la curva del corpo costruisce un abbraccio perfetto.
Trasforma il respiro, mi siedo per terra
e la guardo fino a quando sparisce dietro la porta dipinta.
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22:55 | commenti (13)
giovedì, 09 marzo 2006 Chiedetemi se sono felice! postato da sacerdotessaw |
16:21 | commenti (8)
martedì, 07 marzo 2006 Delirio.
Pieno e puro delirio.
E passerà anche questo.
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21:46 | commenti (7)
mercoledì, 01 marzo 2006 Devo proprio chiamare Washington? postato da sacerdotessaw |
17:14 | commenti (6)
giovedì, 23 febbraio 2006 Sono un dragone a cui hanno limato la cresta.
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13:12 | commenti (8)
martedì, 21 febbraio 2006 Entro al supermercato del sapone,
cerco cipria dentifricio crema viso
due ragazzotte e
una signora in abbondante età da marito
discorrono ad un volume pazzesco
le scelte dell'eliminazione.
Ho quasi paura di capire.
Poi capisco.
Amici della De Filippi.
Chiedo permesso
crema soft
confezione rosa.
Accenno un sospiro
esco.
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11:04 | commenti (6)
venerdì, 17 febbraio 2006 Mio nonno
da tutti conosciuto come 'il maestro'
(lo era stato per un tempo lunghissimo)
sosteneva che il paese dove era nato
si meritasse una sola cosa:
essere bombardato di merda.
Ogni tanto mi immagino
una scena hollywoodiana
dove la gente
scappa per la strada
si rifugia come può
corre a perdifiato
chiama a raccolta i figli
e gli animali domestici
entra nei bunker e nelle cantine
fa suonare le sirene d'allarme.
Di corsa, in fretta, presto!
Bombardamento!
Bombardamento!
Si, bombardamento di merda.
E' un pensiero potente.
Mi fa ridere
e nello stesso tempo
mi regala grande soddisfazione.
Non so, per dire,
bombardare di merda il ministro Calderoli?
Sto già meglio.
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13:38 | commenti (5)
martedì, 14 febbraio 2006 Sono autoreferenziale e chiedo perdono. "Il presente postmoderno, in cui ogni traccia della linearità del Progresso sembra essersi dissolta insieme alla Storia, ha ingerito e ormai digerito trasformazioni profonde delle strutture del pensiero umano, della percezione dello spazio e del tempo, del senso del mondo e dell´immagine che gli individui elaborano di se stessi. In un mondo sempre più compatto e al contempo frammentato, in cui l´immediatezza della comunicazione elimina le distanze fisiche e i flussi virtuali smaterializzano i processi sociali, in un mondo in cui le grandi meta-narrazioni sono scomparse, sommerse dall´esplosione delle micronarrazioni, e l´ipertrofia di racconti e immaginari supera qualsiasi possibilità di riconoscimento di senso, cosa accade all´identità di donne e uomini, che fine fanno i corpi? Attraverso il suo lavoro, BA ci suggerisce, con la leggerezza ed essenzialità del suo tratto fotografico, che il corpo si smaterializza, ma senza eclissarsi totalmente, di esso rimane infatti la sagoma disegnata nello spazio da un vestito, la pelle sociale che il corpo abita, lo "spazio tra" che separa e al contempo collega il corpo e il mondo. L´identità di questo corpo invisibile si frammenta come un frattale in un motivo ripetuto all´infinito, si decompone e ricompone, si moltiplica in una distesa di margherite, evocando l´identità nomade di Rosi Braidotti, il rizoma di Deleuze e Guattari. Come a dire che l´identità, ritagliata su uno sfondo bianco, esiste solo come idea, come figurazione in un astratto fuori dal tempo e al di là dello spazio, nel momento in cui noi la costruiamo come tale, e che nel flusso in divenire della vita essa si dà come percorso tra tracce disseminate. L´identità di questo corpo incorporeo che esiste, nonostante la sua assenza, nell´abito che essa abita, si costituisce in questa mostra nel movimento di aggregazione e disgregazione che l'occhio esercita tra l'abito e il motivo decorativo dell'abito stesso. L´identità diventa allora un gioco, un puzzle, un movimento, un moltiplicarsi di identità multiple, interrelate e posizionate, tenute insieme dalla trama di un tessuto. E questa trama si fa memoria, memoria del vissuto del corpo che l´abito in-corpora. In questa memoria l´abito ci racconta la storia di una discendenza tra donne, evocando, attraverso le strofe fotografiche di una poesia per immagini, corpi e vite femminili e le loro relazioni materiali, simboliche, affettive che nell´abito convergono. Nel percorso di ricerca ed elaborazione artistica di B, l´abito si fa così segno di un vissuto femminile che nel suo ordito si traccia come tessuto della relazione con l´altra, l´abito è il racconto che con il suo passaggio o ritrovamento si compie, è, al di là di qualsiasi documentazione, un reperto delle memorie individuali che si fanno memoria condivisa delle donne". a cura di Comunicattive postato da sacerdotessaw |
16:05 | commenti (18)
mercoledì, 08 febbraio 2006 E' la mancanza di naturalezza con cui ti sei mosso
che non mi libera
e non riesco a vedere il lato bello
non riesco a trattenere un ricordo sano.
Trovo solo la tua mediocrità
e di mediocrità ci si ferma.
Sei uno sfigatone
e io sono proprio ignatia amara.
Almeno però adesso che è uscito il sole
rido con gli occhi aperti
sono contenta che non ci sei più.
Rido tanto.
E mi sento come se avessi vinto alla lotteria.
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23:13 | commenti (14)
lunedì, 06 febbraio 2006 Non potendo scrivere che voglio cambiare il mondo
come invece avrei scritto dieci anni fa quando credevo che le idee avessero mani e piedi
scrivo che voglio cambiare mondo.
Perchè
odio arrabattarmi dietro le cose che bisogna fare
odio arrabattarmi in genere
odio accendere la tv e trovare solo la Lecciso, Berlusconi e il reality di turno
odio i discorsi da deficienti sugli extracomunitari che rubano il lavoro
odio la lega
odio le occhiate maschili da australopitechi
odio l'ignoranza
odio chi confonde il racconto con la descrizione delle procedure
odio chi confonde il lavoro con il seguire la regola
odio i discorsi sugli arabi che sarebbero tutti integralisti
odio i discordi sull'emancipazione della donna che non tiene conto delle donne
odio le best practies delle multinazionali
odio la multinazionale in cui sono costretta a lavorare
odio chi preferisce sempre i regolari agli irregolari
odio dover lavorare per pagarmi una casa che non amo
odio dover sempre aspettare il momento giusto
odio la gente che incolla pavimenti su pavimenti
odio la gente che incolla pavimenti senza avere aspirazioni da archeologo
odio chi non si preoccupa di chi viene dopo
odio gli uomini che scopano e non guardano negli occhi
odio i galleristi lenti, cauti e accorti
odio i semi nei mandarini
odio gli stupidi
odio gli stupidi
odio gli stupidi
odio quest'italietta ridicola.
Esistono luoghi migliori di altri.
E da tempo questo a me non piace più.
Sono ufficilamente in crisi universale, esistenziale, cosmica.
La dolce crisi la chiamano.
Ma voi come fate?
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22:22 | commenti (16)
giovedì, 02 febbraio 2006 Sono un essere violento,
abitato da bufere furibonde e altri fenomeni catastrofici
e non posso far altro che cominciare e ricominciare.
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22:39 | commenti (7)
martedì, 31 gennaio 2006 Il cervello e il corpo insieme creano cittadelle difensive
potenti e stupende.
E' da un pò che accade
mi si accende l'ormone soltanto se vedo l'uomo nero
anche se non faccio distinzione di nazionalità.
Ecco insomma mi accuccio sul divano
con la cervicale che ulula
e faccio zapping stancamente.
Mi riprendo subito,
anche Kofi Annan ha il suo perchè.
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11:00 | commenti (1)
giovedì, 26 gennaio 2006 Donne ghanesi in coppia
appena appena sorrido
accenno un battuta leggera
e ridono a denti aperti.
Non c'è niente da fare,
mi accade tutte le volte,
scoppio di una risata bella
(ma contenuta)
così densa che
mi approprio di altre terre.
Sono Irene, Hannah o Jennifer
e per pochi minuti siamo un trio meraviglioso
che si solleva sul mondo e ride.
Eppure non basta.
Non è mai sufficiente.
Arrivo sempre in ritardo
in tempo per vedere le tracce
di chi prima di me ha usato il cesso.
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11:31 | commenti (4)
mercoledì, 25 gennaio 2006 Mi sveglio
il primo pensiero si avvicina veloce
incalza
cerco di ricacciarlo
è insistente
mi stendo su un fianco
prepotente arriva e vince.
Se avessi immaginato che eri capace di muoverti così nel mondo non ti avrei mai guardato,
mi sembra tutti i giorni che ti sei trasformato in Wanna Marchi.
E io voglio l'oblio.
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13:20 | commenti (2)
venerdì, 20 gennaio 2006 Ho un grande incubo che mi tormenta in queste notti.
Divento triste come Eros Ramazzotti e non me ne accorgo.
Un incubo.
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16:37 | commenti (6)
mercoledì, 04 gennaio 2006 2006 dunque.
Non ci saranno buoni propositi quest'anno, solo missioni.
E la prima è Parigi.
Ho una sosia immortalata dalla storia dell'arte.
Lascia perdere il naso e la bocca ma gli occhi, gli occhi, dimmi degli occhi.
Un tuffo al cuore, la pagina di un catalogo, le gambe che tremano.
Sono io cinque secoli fa.
C'è qualcosa da scoprire.
Parto in missione appena posso.
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14:26 | commenti (12)
martedì, 27 dicembre 2005 Se guardo ai comportamenti
ho un piccolo spazio per il perdono.
Così piccolo che a stento mi ci soffio il naso.
Se guardo all'uomo e basta
leggo bassa approssimazione.
Di qui o di lì
da quando non parlo
da quando non parli
m'è presa una leggera coscienza di me
trascinata per i piedi dal disgusto.
Mai dare perle ai porci.
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13:08 | commenti (3)
martedì, 20 dicembre 2005 Non ti perdono il crollo
e mi fermo al cartello di tutte le mattine
Regali rock a prezzi lenti.
Faccio spallucce e proseguo.
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10:43 | commenti (6)
venerdì, 09 dicembre 2005 Ho chiesto a decine di persone, ho distribuito bigliettini da visita, ho pregato per la massima attenzione.
La perseveranza, la determinazione e la fede pagano.
Il mio guanto sinistro si è felicemente riunito al destro.
Ero così contenta che quasi mi sono commossa.
No, anzi, mi sono proprio commossa.
Apro ufficialmente i festeggiamenti!
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16:33 | commenti (6)
mercoledì, 07 dicembre 2005 Ho perso uno dei miei guanti preferiti!
Ho perso uno dei miei guanti preferiti!
I guanti con cui avrei voluto passare il resto della vita!
Arancioni, colorati, dita tagliate e manopole a comparsa!
Apro ufficialmente il cordoglio.
postato da sacerdotessaw |
11:42 | commenti (3)
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